Emicrania e cefalee: verso nuovi modelli assistenziali tra LEA, reti territoriali e AI
In Italia si sta aprendo una nuova fase nella gestione dell’emicrania e delle cefalee, patologie neurologiche ad alta prevalenza e forte impatto disabilitante. Accanto al dibattito istituzionale sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e alle sperimentazioni regionali, l’ingresso di strumenti di intelligenza artificiale nella pratica clinica sta emergendo come uno dei segnali più concreti di cambiamento, con potenziali ricadute dirette sull’accesso alle cure e sull’appropriatezza terapeutica.
Un passaggio particolarmente rilevante in questa direzione è stato presentato a Parma, durante il congresso nazionale della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), dove è stato illustrato il primo sistema di intelligenza artificiale progettato per supportare il medico nella scelta della terapia più efficace per il singolo paziente.
L’iniziativa nasce da un programma coordinato da Marina De Tommaso, neurologa e professoressa ordinaria all’Università di Bari nonché presidente SISC, insieme a Franco Granella, professore presso l’Unità di Neuroscienze dell’Università di Parma e past president della società scientifica. Il progetto coinvolge diversi centri universitari che stanno alimentando un modello di IA generativa con i dati clinici di migliaia di pazienti.
Il sistema integra un ampio spettro di biomarcatori, che comprendono segni clinici, parametri ematici, dati neurofisiologici derivati dall’elettroencefalogramma e risultati di tecniche di neuroimaging. In pochi secondi è in grado di formulare un suggerimento sui farmaci con maggiore probabilità di efficacia, lasciando comunque al medico la decisione finale. Secondo i primi dati presentati, il modello ha già raggiunto un livello di concordanza del 71% con il giudizio clinico umano, una percentuale destinata a crescere con l’integrazione di nuovi dataset e il proseguimento della validazione clinica, condotta in particolare presso la Sapienza di Roma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Se confermati, questi strumenti potrebbero incidere in modo significativo su uno dei principali nodi critici dei centri cefalee: le liste d’attesa, contribuendo ad accelerare i tempi di valutazione e a rendere più tempestivo l’accesso alle terapie specialistiche, un problema che accomuna tutte le regioni italiane.
Nel nostro Paese tra 6 e 7 milioni di persone convivono con l’emicrania, una condizione che compromette in modo rilevante la qualità di vita, la sfera lavorativa e quella familiare. L’Organizzazione mondiale della sanità la colloca tra le principali cause di disabilità negli adulti e come prima causa nelle donne sotto i 50 anni. Nonostante ciò, l’assistenza resta frammentata e fortemente disomogenea sul territorio.
Uno dei nodi centrali riguarda l’assenza dell’emicrania cronica dai LEA. Tale esclusione è stata ricondotta, da diversi esperti, alla difficoltà di disporre di marker oggettivi in grado di rendere prevedibile il fabbisogno di risorse. Tuttavia, il peso economico della malattia è già significativo: per il Servizio sanitario nazionale un paziente con emicrania cronica genera una spesa annua superiore ai duemila euro, a cui si aggiungono costi indiretti rilevanti.
Le analisi di economia sanitaria indicano che oltre il 75% dei costi complessivi è legato a perdita di produttività e assenteismo, con una riduzione delle giornate lavorative che può arrivare fino alla metà del tempo disponibile nei pazienti con attacchi frequenti. Evidenze provenienti da altri contesti europei mostrano inoltre che l’introduzione delle nuove terapie può generare un ritorno economico in tempi relativamente brevi, anche nei casi più complessi.
Sul piano clinico-organizzativo, emerge la necessità di superare un modello basato esclusivamente sui grandi centri di eccellenza e di costruire una filiera assistenziale continua, con ruoli chiari e livelli intermedi di presa in carico. In questo quadro si inseriscono anche sperimentazioni regionali, come quella avviata in Friuli Venezia Giulia, dove la Clinica Neurologica dell’ASUGI e il Centro Cefalee hanno sviluppato un progetto dedicato alle forme croniche, basato su una mappatura dei percorsi, sull’apertura di nuovi ambulatori, sul potenziamento del personale e sull’integrazione di strumenti informatici aggiornati. Queste iniziative, affiancate da percorsi formativi e terapie non farmacologiche, rappresentano tentativi concreti di rendere più omogenea l’assistenza, in attesa di un riconoscimento formale dell’emicrania cronica nei LEA.
Nel loro insieme, le esperienze in corso delineano un cambiamento di passo nella gestione dell’emicrania in Italia. In particolare, l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale a supporto delle decisioni cliniche apre la strada a modelli di cura più personalizzati, tempestivi e sostenibili. Il dialogo tra innovazione tecnologica, organizzazione sanitaria e politiche pubbliche potrebbe costituire la base per una nuova risposta a una delle principali cause di disabilità neurologica nel nostro Paese.
Fonte: Innlifes. Leggi qui l’articolo originale.